di Piero Mei BERLINO (14 agosto) – L’Italia si mette subito in marcia e con essa il mondo e il mondiale di atletica, fatto di 213 paesi dopo che è stato scovato anche l’isolotto di Tuvalu, nel Pacifico, e subito affiliato a maggior grandezza del movimento: neanche Cristoforo Colombo, che oltre tutto ignorava i luoghi dell’approdo, era un esploratore altrettanto bravo dei signori della .
La parola “marcia” e la città Berlino possono evocare immagini sbiadite ma da cancellare per sempre: il passo dell’oca sembra l’andatura naturale in questa bellissima città, larga di strade e di spazi.
Il terzo azzurro è Nkouloukidi, nero come l’Africa nera e con parlantina di cadenza nostrana, grazie a questa società multietnica che viviamo e sempre più e sempre meglio vivremo, s’accontenterebbe di un decimo posto: farà di meglio.
A Casa Italia si parlava di questo, alla vigilia, di donne imperanti nello sport azzurro («E’ vero: siamo proprio le più forti, guardate me» diceva Chiara Rosa, lanciatrice di peso, 112 chili di muscoli), di possibili stelle come l’italiana per amore (ex cubana) Libania Grenot, come Elisa Cusma che, controcorrente, si è tolta i piercing, o come Elisa Rigaudo, marciatrice che vuole l’oro e poi un anno tranquillo per fare un figlio.
Fonte: www.gazzettino.it